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Aumento benzina: distributori chiusi due giorni per protesta contro il Governo

Dichiarato lo stato di agitazione su tutta la rete. Stop ai clienti nelle aree di servizio il 25 e il 26 gennaio e presidio sotto Montecitorio

Di seguito la comunicazione inviata alla Presidenza del Consiglio di ministri e rivolta direttamente alla premier Giorgia Meloni. Tra i firmatari anche il presidente di Figisc Confcommercio.

Le scriventi Federazioni dei gestori carburanti, Figisc/Anisa Confcommercio, Faib e Confesercenti, maggiormente rappresentative nel settore della distribuzione carburanti su rete ordinaria e rete autostradale, per tutelare la categoria da esse rappresentate hanno proclamato due giornate di sciopero il 25 e 26 gennaio pv quale forma di protesta nei confronti delle recenti iniziative del Governo che dopo aver aumentato il prezzo dei carburanti di 30 centesimi con l’eliminazione dello sconto sulle accise ha inteso scaricare sui gestori le responsabilità di presunte speculazioni, additando la categoria al pubblico ludibrio.

Si tratta di azioni politiche irresponsabili e di inusitata gravità nei confronti di una intera categoria di onesti operatori economici che basano la loro attività su un margine fisso pro litro di 3 centesimi lordi al litro, garantendo allo Stato, a proprio rischio e pericolo, in alcuni casi della vita, un introito di circa 40 miliardi l’anno di gettito.

A fronte di ciò la categoria viene indicata, smentendo gli stessi dati del Ministero della Transizione ecologica, che evidenziano gli attuali aumenti registrati sulla rete in linea con la reintroduzione piena delle accise, come causa degli aumenti.

Una categoria umiliata ed offesa, nella più completa ignoranza delle norme di settore che con ogni evidenza definiscono, in forza del D. Lgs. 32/98 e della L. 57/2001 e 27/2012 e del Regolamento europeo 330/2010 le competenze in materia di prezzi, escludendo in modo imperativo ogni responsabilità dei gestori, tenuti ad applicare i prezzi raccomandati dalle compagnie/retisti.

A nulla sono valse le richieste di audizione e le osservazioni delle scriventi Associazioni, tutte cadute nel vuoto istituzionale, di fronte alla decisione politica del Governo di reintrodurre le accise per finanziare altri servizi ritenuti essenziali.

Di fronte al muro eretto dal Governo alla disponibilità, al dialogo e al confronto costruttivo, alla nostra categoria non resta che la protesta per un ingiusto quanto diffamatorio provvedimento che condanna i gestori quali responsabili degli aumenti dei prezzi e li obbligherebbe ad un nuovo adempimento buono solo ad esporli ad ulteriori opinabili sanzioni.

Solo per rendere l’idea già oggi sulle stazioni di servizio ci sono una decina di cartelli di indicazione dei prezzi.

A difesa dell’onore di 22.500 operatori e dei loro 100.000 dipendenti, già oggi scaraventati in pasto all’opinione pubblica, la Faib Confesercenti, la Fegica e la Figisc/Anisa Confcommercio hanno quindi proclamato due giorni di sciopero e specificamente: dalle 19 del 24 gennaio 2023 alle 07 del 27 gennaio 2023 che, conformemente a quanto previsto dalla legge 83/2000 e dalla delibera di adozione della regolamentazione provvisoria del settore dei distributori carburanti, comunicano formalmente a codesta Commissione.

Come già avvenuto in passato, le scriventi Federazioni pongono alla valutazione dell’Autorità la possibilità di un Suo autorevole intervento volto a ricomporre la vertenza in atto. Le scriventi, restando a disposizione per ogni chiarimento, confermano la consueta collaborazione e porgono cordialissimi saluti.

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