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La moda non si consuma: Varese prosegue nella lotta alla fast fashion

Riganti e il Consiglio provinciale di Federmoda: «Sei mesi fa dai Fashion Days è partita la nostra battaglia per una moda sostenibile e di valore. Oggi il presidente nazionale Felloni la porta al Governo»

VARESE – La lotta contro la moda “usa e getta” nel Varesotto è iniziata lo scorso marzo con i Fashion Days, il grande contenitore promosso da Federmoda Confcommercio provincia di Varese che ha coinvolto l’intero territorio con sfilate, incontri e momenti di confronto. Proprio in quell’edizione, un convegno dedicato alla sostenibilità aveva acceso i riflettori sui rischi economici e ambientali del fast fashion, gettando le basi per una nuova consapevolezza.

A quel dibattito prese parte anche Giulio Felloni, presidente di Federazione Moda Italia–Confcommercio, che mise in guardia sul pericolo rappresentato dall’ultra fast fashion per il tessuto economico locale.
«Già allora – ricorda Cristina Riganti, presidente provinciale della Federazione che riunisce abbigliamento, calzature e accessori – avevamo denunciato il rischio di una moda che distrugge valore, identità e occupazione. Oggi la nostra posizione trova piena conferma nel lavoro portato avanti a livello nazionale».

Un fronte comune per difendere la moda italiana e il tessile varesino

In piena sintonia con Felloni, Riganti (foto) e il Consiglio provinciale ribadiscono l’urgenza di misure concrete per arginare un fenomeno che alimenta concorrenza sleale e impoverisce la filiera del Made in Italy. «Siamo di fronte a un problema che riguarda tutti – prosegue – dai produttori ai negozi di prossimità, fino ai consumatori. Servono regole europee chiare e strumenti di tutela per chi fa impresa nel rispetto dell’ambiente e delle persone».

Il richiamo a Varese non è casuale: la provincia, storica culla del tessile italiano, è tra i territori più penalizzati da questa distorsione del mercato. «Anche la nostra realtà – aggiunge – come molte altre aree produttive del Paese, è vittima della moda usa e getta, che sottrae valore, lavoro e cultura manifatturiera».

Come proposto da Federazione Moda Italia, la strada passa attraverso l’abolizione dell’esenzione dai dazi per le spedizioni extra UE inferiori a 150 euro, l’introduzione di un contributo ambientale e l’estensione della responsabilità estesa del produttore anche ai venditori stranieri.

Varese laboratorio di buone pratiche

Nei mesi successivi ai Fashion Days, la delegazione provinciale di Federmoda ha continuato a promuovere momenti di confronto e sensibilizzazione, facendo della sostenibilità uno dei propri assi strategici.
«Il nostro obiettivo – afferma Riganti – è far capire che la moda di qualità non è un lusso, ma un investimento nella durata, nel lavoro e nella cultura del territorio. Ogni capo realizzato nel rispetto delle regole è un piccolo atto di responsabilità verso il futuro».

Un messaggio che oggi, grazie alla sinergia della categoria a livello nazionale, si inserisce nella campagna contro il fast fashion, trovando in Varese un terreno fertile e una forte sponda locale. «La nostra provincia – continua – è pronta a fare la sua parte per difendere il valore del saper fare italiano, che è insieme cultura, impresa e sostenibilità».

Felloni: «Servono misure urgenti e condivise»

«Ogni giorno circolano in Europa circa dodici milioni di pacchi di valore inferiore a 150 euro, esenti da dazi e spesso da controlli – ha ricordato Felloni –. È una distorsione che penalizza i negozi italiani e mina la competitività delle imprese della moda Made in Italy».

Una preoccupazione condivisa e rilanciata da Riganti, che conclude: «Varese continuerà a essere in prima linea per difendere una moda autentica, sostenibile e capace di generare valore vero, non consumo effimero».

 

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